È uscito il numero 7 !

26 Apr, 26 | Eventi

Per la consultazione, è possibile collegarsi al seguente indirizzo:

https://sites.google.com/chemins-de-traverse.fr/universitaire/accueil/pisana/pisana-n7

 

Di seguito è fornita la descrizione sintetica del volume:

 

PISANA 7 2025 – Indice del numero

 

Avviso ai lettori e agli associati (pp. 9-10)

 

Introduction, di Elsa Chaarani Lesourd (pp. 13-15)

 

Articoli

 

Simone Casini (Università di Perugia), Risorgimento e ruralismo letterario nell’Ottocento. Gramsci e la sua interpretazione del Risorgimento italiano (pp. 19-47)

Seguendo l’iter compositivo delle note di argomento risorgimentale nei Quaderni del carcere, il saggio mostra la funzionalità della riflessione sul Risorgimento nell’elaborazione del pensiero più maturo di Antonio Gramsci. Concetti fondamentali come quelli di egemonia, di intellettuali, di nazional-popolare si chiariscono a Gramsci proprio analizzando la situazione sociale del Risorgimento, che a suo avviso ha eluso le questioni fondamentali del paese. Il saggio osserva però come dopo la morte di Gramsci e la pubblicazione dei Quaderni, gli studi storico-letterari sull’Ottocento italiano abbiano in qualche modo risposto ad alcuni interrogativi gramsciani, focalizzando nella più avanzata cultura di età risorgimentale (soprattutto in area lombardo-veneta e a Milano) una forte e diffusa tradizione ruralista, intesa cioè a ridisegnare il rapporto tra città e campagna, da Parini e Manzoni, fino a Correnti, Cattaneo, Tenca, Jacini e Nievo. Lingua del contributo: italiano.

 

Michela Toppano (Aix-Marseille Université), Le roman historique du futur. Humour et anticipation dans la Storia filosofica dei secoli futuri d’Ippolito Nievo (pp. 49-84)

La Storia filosofica dei secoli futuri (1860) d’Ippolito Nievo, un romanzo che colpisce il lettore per la sua atipicità, è stata talvolta interpretata come un esempio di proto-fantascienza. In quest’articolo, mostreremo che risulta più produttivo analizzare quali siano le caratteristiche dell’elemento congetturale e come Nievo lo usa, piuttosto che inserire il romanzo in una produzione considerata spesso, anacronisticamente, come l’embrione di una fantascienza futura. Collocheremo innanzitutto la sua opera rispetto ai testi speculativi prodotti in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Mostreremo in secondo luogo come il ricorso all’anticipazione, in Nievo, può essere concepito in maniera più corretta come una declinazione della scrittura umoristica piuttosto che come l’invenzione precoce di un genere a venire. Se non è possibile ricollegare questo testo al filone della fantascienza (anche arcaica), rimane tuttavia legittimo cercare di capire il senso della scelta di scrivere un racconto al futuro. Vedremo così che questa operazione permette a Nievo di riflettere, in un’ottica umoristica, da un lato sulla funzione della finzione romanzesca, dall’altro sulla natura del vero progresso, prolungando per questa via la vocazione civile che sta alla base di tutta la sua produzione. Lingua del contributo: francese.

 

Veronica Baldassa e Attilio Motta (Università di Padova), Dalla laguna agli scavi: grammatica epistolare della villeggiatura nieviana (pp. 85-107)

Il contributo analizza le lettere scritte da Ippolito Nievo durante i soggiorni di villeggiatura a Caorle (1853), Pellestrina (1854), Grado (1856) e Regoledo (1858), individuando una “grammatica portatile del paesaggio” che struttura la rappresentazione epistolare dei luoghi. Nonostante la diversità degli scenari – borghi lagunari, stazioni balneari, uno stabilimento idroterapico – emerge un repertorio ricorrente di strategie discorsive: inquadramento geografico spesso storicizzato, osservazioni di costume e lessico locale, autoironia corporea, mediazioni colte (letterarie, musicali, teatrali) e chiusura relazionale che riattiva il legame epistolare. Questa sintassi mobile del paesaggio, calibrata sul destinatario, trasforma la contingenza del soggiorno breve in esercizio di autorappresentazione, rivelando come Nievo domestichi il nuovo attraverso filtri culturali e ne faccia teatro di un otium operosum in cui esperienza, lettura e relazioni si saldano nella scrittura condivisa. Lingua del contributo: italiano.

 

Elsa Chaarani Lesourd (Université de Lorraine), Les Rome de Nievo dans les poésies et les tragédies (pp. 109-158)

L’articolo Les Rome de Nievo evoca anzitutto il mito risorgimentale delle tre Rome, e soprattutto gli echi della latinità e della storia dei romani dell’Antichità principalmente nell’opera poetica di Nievo. Nella lunga storia dei romani antichi, Nievo preferisce la Roma latina delle origini, quella della repubblica, ma evoca anche il periodo dell’Impero e quello della decadenza. Ammira nei primissimi romani, che dividono i loro giorni fra agricoltura e guerra, la virtus romana, negli uomini come nelle donne. Nel quadro generale di “un’invenzione della tradizione”, Nievo pensa che l’Italia ottocentesca deve ispirarsi all’Antichità romana, considerata come una madre metaforica dell’Italia, e i contadini dell’Italia contemporanea sono gli eredi diretti di questa virtus romana. Secondo Nievo infatti, occorre loro tutto il coraggio dei Romani antichi per affrontare le difficoltà dei lavori della gleba e la loro dura condizione sociale. Lingua del contributo: francese.

 

Chiara Piola Caselli (Università di Perugia), Momenti della fortuna di Nievo in Francia nel primo Novecento (pp. 159-183)

Il saggio ricostruisce la precoce fortuna di Ippolito Nievo in Francia nel primo Novecento, mostrando come le Confessioni fossero già presenti nei programmi universitari e di concorso prima della loro piena diffusione editoriale. Mentre in Italia l’opera incontrava resistenze morali e politiche, la nascente italianistica francese (Hazard, Hauvette, Kennard) ne sancì il valore istituzionale e pedagogico, riconoscendo in Nievo un autore europeo moderno, capace di trasformare la memoria individuale in coscienza civile e storia nazionale. Lingua del contributo: italiano.

 

Segnalazioni bibliografiche (pp. 185-191)

 

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